Pubblicato da: scopriamolabruzzo | 21 gennaio 2009

Tutta la verità sul risotto allo Zafferano

Chi è che non conosce il risotto tanto famoso e pregiato dal colore giallognolo, dal sapore particolare, comunemente detto risotto allo Zafferano? La tradizione inserisce questo piatto tra le pietanze tipiche del milanese, ma c’è qualcosa che è sfuggito, qualche passaggio si è perso tra i meandri del folklore culinario, la vera origine dello zafferano non ha nulla a che fare con Milano, nè tanto meno con il territorio lombardo.
Forse può apparire strano, ma questo piatto appartiene ad una regione parecchio lontana dalla lombardia, il risotto allo Zafferano è un piatto nato dalla fantasia degli abruzzesi!

Questa spezia è originaria dell’Asia Minore, qui veniva usato in mille modi, sfruttato per la sua capacità di tingere i tessuti e le sue proprietà farmacologiche. Da qui lo Zafferano si è diffuso in tutto il mondo, gli egizi ne facevano uso e addirittura è stato ritrovato un papiro che testimonia la conoscenza della spezia. In Italia arrivò in un’epoca piuttosto tarda, nel Medioevo, grazie ad un monaco domenicano, grande appassionato ed estimatore d’agricoltura e di coltivazioni in genere. Il monaco Domenico Santucci pensò che la piccola spezia sarebbe cresciuta rigogliosa nella terra fertile del suo paese e così di ritorno da un viaggio portò in Italia lo Zafferano e lo portò proprio in Abruzzo, in un piccolo paese dell’aquilano chiamato Navelli.

Navelli fu resposabile della diffusione su scala europea e italiana della spezia, soprattutto grazie all’eliminazione delle tasse di importazione voluta da Roberto D’Angiò nel 1317. I guadagni permisero di costruire la basilica di San Bernardino presso quello che poi sarebbe diventato il capoluogo della regione Abruzzo. Data la consistente mole di guadagno che il commercio di questo prodotto apportava all’Italia e al paese aquilano, qualcuno pensò bene di provare a contraffare lo zafferano, il risultato fu deludente, sia per l’infedeltà della “copia”, sia per il malcapitato che finì bruciato al rogo!

Al di là di questo episodio bisogna soffermarsi un attimo su un punto fondamentale della storia dello zafferano, mai era stato utilizzato in cucina, diversi furono gli usi, i mercanti veneziani lo utilizzavano per la tintura delle stoffe e alle volte per colorare il vetro di Murano.
L’occasione che fece nascere il risotto, fu un banchetto nuziale, durante la disquisizione su come condire il riso, si fece avanti un uomo che recò in dono un sacchetto di zafferano, l’idea fu quella di utilizzarlo per colorare il riso, che a sorpresa assunse anche un buon sapore.
Altra leggenda che circola attorno al culto dello zafferano è quella di un cuoco abruzzese emigrato a milano, che disperato per la mancanza di ingredienti utilizzò la spezia per condire il riso, fu un successo.

Parlare dello zafferano equivale a parlare di Navelli, facendo una ricerca sul comune con un qualunque motore di ricerca è facile e alle volte anche scontato trovare tra le righe di storia un piccolo accenno allo zafferano.

Semmai doveste trovarvi in Abruzzo, vi consiglio di fare un salto in questo paese, che è ricco d’arte e di luoghi da visitare. Navelli conta di otto palazzi e di numerose ville che risalgono al XVII-XVIII secolo, al tutto si aggiunge una storia piuttosto complicata e appassionante.

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